A proposito di grano italiano e estero

Premesso che sono ormai 27 anni che coltiviamo grani duri in Italia e che produciamo pasta.

Premesso che per scelta e per controllare le coltivazioni delle nostre varietà non abbiamo mai pensato di usare grani esteri.

Premesso che l’Italia produttiva di pasta e prodotti da forno importa grani dall’estero dai tempi dei tempi. Basti pensare al Taganrog di origine russa, smesso di importare durante la prima guerra mondiale. Sostituito dopo la seconda guerra con i grani americani e canadesi.
Basti pensare a Nazareno Strampelli che incrociò delle varietà italiane con grani israeliani e giapponesi, i primi del ‘900. Il tutto per migliorare. Per avere più resa per ettaro e più resa in termini produttivi sul prodotto finale. Non vado indietro ai tempi degli antichi romani e mi fermo qui.

Quando sono stata in chat dalla Anna Scafuri su Rai1 molti ascoltatori mi hanno tempestata di domande sui grani antichi, sui grani esteri, sulle micotossine, sugli accelleratori di maturazione. Sinceramente la mia esperienza sui grani antichi, oggi molto di ‘moda’ e spero di essere stata chiara, mi fa sentire serena nell’affermare che sono molto difficili da coltivare, hanno una resa bassissima, l’agricoltore è un eroe e non sempre la sua fatica è gratificata in termini economici.

C’è confusione, troppa. Il mio consiglio è quello di valutare con la propria coscienza.

Di far valutare il palato. Tengo alta la bandiera dei grani duri e teneri italiani perché sono convinta che verrà dalla Terra la rinascita economica di questo paese. Sogno, ma i sogni a volte si avverano, fruttivendoli in ogni quartiere, com’era anni fa.

 

Sogno consumatori non ‘ fissatelli’ (intendo quelli che se un farro coltivato in una provincia viene decorticato in un’altra non lo comprano) ma intelligenti. E fornai che fanno veramente il pane. Per fortuna ce sono sempre di più. È per loro e per i loro clienti che vale la pena di coltivare un Senatore Cappelli. Gli artigiani, quelli veri, ci mettono l’anima. Perché amano il loro lavoro e mangiano quello che producono. Questa è la prima garanzia per il consumatore. Evviva le grandi varietà di grani italiane!

Carla Latini

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