Investire in un orto

Era il 2005 quando nacque l’esperienza dell’orto in abbonamento lanciata dall’azienda agricola Parco dei Buoi  in Molise. Era un orto condiviso con la community del web che, partecipando, accettava di finanziare l’impianto dell’orto ricevendo in cambio per 20 settimane una cassetta di verdure.

L’idea partiva dall’esperienza della CSA, acronimo di community supported agricolture, che nata concettualmente in Giappone ai primi del secolo scorso, ebbe negli USA una grande diffusione quando fu utilizzata dai contadini che vivevano ai margini delle metropoli,  per vendere i loro prodotti.
All’inizio dell’anno i farmers facevano due conti prevedendo i propri costi e stabilendo a priori il proprio guadagno.

Rendevano pubblici i loro bilanci e stabilivano una quota che dava diritto ai sottoscrittori di ritirare ogni domenica le loro verdure.

I metropolitani pagavano subito la quota di adesione finanziando l’attività del contadino che così non ricorreva al credito riuscendo a lavorare  con maggiore tranquillità producendo di conseguenza una maggiore qualità.
In sostanza il consumatore entrava nella filiera fin dall’inizio finanziando l’azienda agricola.
Dal 2005  ad oggi sono cambiate molte cose e molte sono le aziende che vendono abbonamenti a frutta e verdura.

Attraverso terrevere.com  e grazie alla disponibilità dell’azienda Trasformazioni di  Caterina Franceschini e della sua famiglia di Larino in Molise, vogliamo riportare al centro il concetto di CSA.

Per produrre bene e con qualità c’è bisogno di terra sana (quella di Caterina è da due anni in regime biologico), di buone competenze, del tempo necessario, dei soldi necessari per finanziare il tutto e soprattutto di una comunità di persone che acquistano.

In altre parole un investimento.

Per guadagnarci cosa?
Il contadino investe per remunerare il suo lavoro e l’impegno della sua terra.
Chi acquista investe per ricevere degli ottimi prodotti. Tutto qui? Cos’altro?
Per esempio, sgusciare  i piselli appena arrivati potrebbe servire per dimostrare ai propri bambini  che i piselli non nascono nel freezer, idem per i ceci freschi.
Ci si potrebbe sporcare di terra prendendo in mano una patata appena cavata e scoprire che non è eterna.
Ci si stupirebbe nello scoprire qual’è il tempo giusto dei pomodori o dei peperoni: la famosa stagionalità.
Investire in un orto forse è addirittura un’esperienza di vita!
La terra che la famiglia di Caterina investirà nell’orto è limitata e ci permetterà di gestire al massimo una cinquantina di investitori.
Ci lavoreranno i suoi figli e persone speciali perché Trasformazioni pratica agricoltura sociale.

 

Abbiamo tempo fino al 25 febbraio per programmare bene il tutto e per inviare la propria preadesione che è una manifestazione di interesse, se si raggiungerà il numero minimo l’orto si farà.

ATTENZIONE: c’è una condizione necessaria per poter partecipare:
almeno una fornitura deve essere ritirata direttamente nell’orto dalla persona dall’investitore e/o della sua famiglia!  C’è tempo da maggio a settembre! 🙂

L’orto si farà se si raggiungerà un numero minimo di partecipanti. Se ti interessa prenderne parte o cercare di capire meglio invia subito la tua preadesione compilando il form in questa pagina!

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